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Alessandro Di Maio

 

 

Papua Ovest come Timor Leste
di Alessandro Di Maio

Jayapura, Papua Ovest - Lo scorso gennaio, 43 abitanti di Papua Ovest hanno prima costruito delle canoe ricavate da dei tronchi d’albero e poi iniziato a solcare le onde della striscia d’oceano che li separava dall’Australia e che divide l’Oceano Indiano da quello Pacifico.
Dopo sei settimane di traversata, i 43, sprovvisti d’acqua potabile e cibo, sbarcarono sulla costa settentrionale dell’Australia, chiedendo asilo politico al governo, il quale però, contravvenendo al diritto internazionale, non solo non lo ha concesso, ma li ha anche trasferiti dall’Australia continentale alla zona riservata ai profughi istituita dal governo Howard: Christmas Island.
Il capo della tribù, Herman Wainggai, interrogato sui motivi della loro impresa, rispose di essere consapevole che se i militari indonesiani li avessero catturati, la maggior parte di loro sarebbe morta. <<Ci trattano come bestie>> ha aggiunto Wainggai, <<hanno creato dei corpi paramilitari e delle milizie jihadiste per ucciderci: proprio com’è successo a Timor Leste>>.
Herman si riferiva all’occupazione dei militari indonesiani, presenti sul territorio da quando i Paesi Bassi concessero l’indipendenza all’Indonesia. Da allora, benché gli olandesi avessero dichiarato che Papua Ovest fosse un’entità geografica ed etnica separata, con un suo specifico carattere nazionale, permane un’occupazione militare che, se in un primo tempo doveva essere temporanea, da qualche anno a questa parte sembra essere rivolta ad un’annessione ufficiale all’Indonesia.
Nel 1969 le Nazioni Unite organizzarono un referendum per dare la possibilità ai papuani di scegliersi una forma di governo, ma i soldati indonesiani resero non democratico il voto, bloccando gli osservatori mandati dall’ONU e obbligando i poco più di mille votanti presentatisi alle urne (su 800mila elettori), a votare a favore dell’annessione all’Indonesia di Suharto.
La dichiarazione di Herman Wainggai non sembra essere l’unica. Migliaia di pagine redatte dalle organizzazioni per i diritti umani presenti a Papua Ovest, infatti, descrivono una situazione drammatica, in cui le forze armate indonesiane bruciano interi villaggi, massacrano abitanti indifesi e proteggono le compagnie minerarie straniere accordatesi con il governo indonesiano per lo sfruttamento delle più vaste miniere d’oro e rame al mondo.
L’Indonesia, ancora in collera con Timor Leste per l’indipendenza ottenuta, è decisa a non perdere quest’altro importante tassello geo-economico. Al tal fine continua ad inviare truppe addestrate dalle forze speciali dell’esercito australiano e mezzi blindati e aerei di fabbricazione britannica, senza però riuscire a vincere il Movimento Free Papua (OPM) che, appoggiato dalla popolazione locale, ricorda agli indonesiani di essere degli invasori.
Come fu per Timor Leste, la questione dell’indipendenza di Papua Ovest è avvolta da un silenzio saltuariamente spezzato dai chi, per evitare la morte, cerca di raggiungere l’Australia, ottenere l’asilo politico, denunciare i genocidi e chiedere il ritorno delle Nazioni Unite in quella ricca ma devastata terra che è Papua Ovest.

The arrival of 43 asylum seekers in Australia in January 2006 has again brought the issue of West Papua to international attention. The Australian government is studying proposals for the Royal Australian Navy, Air Force and Coastwatch to coordinate joint patrols with the Indonesian navy, to halt further boats travelling from Merauke and other southern ports to Australian shores. (from Australian Policy Online)
(pubblicato l' 8 Maggio 2006)
 

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